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miércoles, 30 de septiembre de 2026

Testi antichi provenzali, Ernesto Monaci (Edizione di Ramón Guimerá Lorente)

Testi antichi provenzali

raccolti

per un corso accademico nella R. Università di Roma

premessi alcuni appunti bibliografici

sui principali fonti per la storia



a cura 

di

Ernesto Monaci



FORZANI E C. TIPOGRAFI DEL SENATO 

Testi antichi provenzali, Ernesto Monaci, Ramón Guimerá Lorente, Amazon






Scuola di filologia neolatina

Testi antichi provenzali 
raccolti ad uso degli Alunni 
nel corso accademico 1888-89.


Roma
Forzani E. C. tipografi del senato
palazzo madama 
1888.

Sommario.

Avvertenza, pag. III. 

Appunti bibliografici sui principali fonti per la storia della letteratura provenzale nel medio evo, colonna V.

Testi antichi provenzali, Ernesto Monaci



Testi: 


6. Alfonso X di Castiglia, Declaracio... per lo nom de joglar, c. 34.

7. Guglielmo di Poitiers, Pos de chantar, c. 36; Biografia, c. 37.

9. Cercamon, Quan l'aura, c. 38; Biografia c. 39.  

10. Marcabrus, A la fontana, c. 39; Biografia, c. 41.

11. Jaufre Rudel, Lanquand li jorn, c. 40; Biografia, c. 42.

12. Bernardo di Ventadorn, Quan vei la laudeta, c. 41; Biografia, c. 42.

13. Pietro d'Alvernia, De jostal breus jorns, c. 43; Biografia, c. 44.

14. Arnaldo Daniello, L' aur' amara, c. 44; Sols sui qui sai, c. 45; Sim fos Amors, c. 46; Biografia, c. 47.

15. Bertrando dal Bornio, Non puosc mudar, c. 47; Biografia, c. 48.

16. Folchetto di Marsiglia, Tan m'abellis, c. 49; Biografia, c. 50.

17. Giraldo di Bornelh, Si per mon Sobretotz, c. 51; Per solatz revelhar, c. 52; Er auziretz encabalitz chantars, 53; Sim sentis fizels amics, c. 55; Biografia, c. 55.

18. Amerigo di Belenoi, Nuills hom non pot cumplir, c. 57; Biografia c. 57.

19. Amerigo di Peguilhan, Sicum l'albres, c. 58; Za non cuidei, c. 59; Selh que s'irais, c. 59; Mantas vetz sui enqueritz, c. 60; Era par ben, c. 61; Li folh el put, c. 62; Biografia, c. 63.

20. Rambaldo di Vaqueiras, Aras can vei, c. 63; Truan, mala guerra, c. 64; Valen marques, ja non dires de no, c. 66; Biografia, c. 67.

21. Pietro Vidal, Bon'aventura don Deus als Pizas, c. 67; Biografia, c. 68.

22. Il marchese Lancia e Pietro Vidal, Emperador avem, c. 68.

23. Peire de la Caravana, D'un serventes faire, c. 69.

24. Alberto Malaspina e Rambaldo di Vaqueiras, Aram digatz, c. 70; Biografia, c. 71.

25. Peire de la Mula, Ja de razon nom cal, c. 71; Dels ioglars servir mi laise, c. 72; Una leig vei, c. 72; Biografia, c. 73.

26. Rambertino de' Buvarelli, D'un saluz, c. 73.

27. Guglielmo Augier, Ses alegratge, c. 75.

28. Peire Raimon di Tolosa, Ab son gai, c. 79.

29. Elia Cairel, Pos cai la follia, c. 80.

30. Isabella ed Elia Cairel, N'Elias, c. 81.

31. Alberto di Sisteron e Amerigo di Peguilhan, Albert, chauzetz, c. 82.

32. Gaucelm Faidit, Anc nom parti, c. 84.

33. Bertrando d'Avignone e Raimondo de las Salas, Bertran, si fossetz, c. 85.

34. Il Pavese, Anc de Roland, c. 86.

35. Guglielmo de la Tor, Pos n'Aimerics, c. 86; Biografia, c. 87.

36. Il conte di Biandrate e Folchetto di Romans, Pois vezem q' el tond e pela, c. 87.

37. Ugo di Saint Circ, Un sirventes vueill faire, c. 88; Biografia, c. 88.

38. Ugo di Saint Circ e Nicoletto di Torino, Si ma dompna n'Alais, c. 89.

39. Ugo di Saint Circ e Alberico da Romano, Mesier Albric, c. 89.

40. Sordello, Lo reproviers vai, c. 90; Plaigner voill en Blacatz, c. 91; Biografia, c. 91.

41. Simone Doria e Giacomo Grillo, Segn' en Jacme, c. 92.

42. Lanfranco Cigala, Estiers mon grat, c. 92; Seingner Thomas, c. 93; Biografia, c. 94.

43. Anonimo (sulla battaglia di Montaperti), Quor qu' om trobes Florentis, c. 94.

44. Paolo Lanfranchi, Valens senher, c. 94.

45. Anonimo (al giudice di Gallura), Ges al meu grat non sui joglar, c. 95.

46. Lucchetto Gattilusi, Cora qu' ieu fos, c. 95.

47. Anonimo (in morte di re Manfredi), Totas honors, c. 96.

48. Bonifazio Calvo, Ges no m' es greu, c. 97.

49. Bartolomeo Giorgi, Mout fort me sui d'un chant meravilhatz, c. 98; Sil mon fondes, c. 99; Biografia, c. 100.

50. Anonimo (in morte di un patriarca d'Aquilea), En chantan, c. 101.

51. Raimon de Tors, Amics Gauselm, si annatz en Toscana, c. 102.

52. Raimon Guilhem e maestro Ferrari, Amics Ferairi, c. 103; Biografia, c. 104.

53. Federico III di Sicilia, Ges per guerra, c. 104.

54. Il conte d'Empurias, A l'onrat rei Federic, c. 105.

55. Dante da Majano, Sel fis amors, c. 105.

56. Anonimo (in morte del re Roberto di Napoli), Glorios Dieus, c. 105.

57. Sordello, Documentum honoris, c. 109.

58. Dante, Versi provenzali della Divina Comedia, c. 115.

59. Fazio degli Uberti, Versi provenzali del Dittamondo, c. 116.

60. Anonimo Veneto, versi provenzali della Leandreide, c. 117.


AVVERTENZA.

Questa piccola raccolta non pretende in verun modo di accostarsi alle belle antologie provenzali di Carlo Bartsch e di Paolo Meyer, nè di diventare per le scuole italiane qualcosa di simile a ciò che per esse sta preparando, credo, un mio collega, il prof. Crescini della Università di Padova. Questa ebbe un intento affatto speciale e momentaneo: di servire cioè ad un corso accademico (1888-89), nel quale m'ero proposto di avviare gli alunni allo studio di quella parte della letteratura provenzale che ha più strette attinenze con la storia della letteratura nostra, e di offrire ai volonterosi un primo abbozzo e quasi direi l'ordito di un'opera da compiersi in Italia, dove, senza che si disconosca il molto già fatto dai dotti di Francia e di Germania, resta pur non poco a farsi anche da noi, dovendosi ordinare e illustrare tutto un corpo di documenti letterari che sono parte non ultima della storia nostra.
Pertanto in questi fogli raccolsi: I, testi sui quali i nostri antichi appresero e insegnarono il provenzale (n.i 1-3); II, documenti contemporanei intorno all'arte del trovadore e alla professione del giullare (n.i 4-6); III, alcune liriche di quei trovadori più antichi e famosi che potremmo dir classici, e tutte le altre liriche che cita Dante nel De vulg. eloq. (De vulgari eloquentia) (n.i 7-19); 
IV, biografie e razos trovadoriche (n.i 7, 9-21, 24, 25, 35, 37, 40, 42, 49, 52); V, alcune delle poesie più importanti relative a cose d'Italia o a personaggi italiani, e qualche saggio d'ognuno di quegl'italiani che ci lasciarono scritti dettati in provenzale (n.i 43-60).
Affinchè poi gli stessi testi si prestassero anche alle esercitazioni scolastiche, non tutti li comunicai nell'istesso modo; ma ora, seguendo precedenti editori, riprodussi una lezione eclettica o una lezione criticamente ricostituita; ora, attenendomi ai manoscritti, diedi una semplice copia diplomatica o interpretativa, talvolta con riscontro completo di più lezioni, tal altra con apparato parziale di varianti.
Finalmente, per comodo dei principianti non ancora abituati ad adoperare gli ottimi manuali del Bartsch e dello Chabaneau, posi innanzi ai testi un prospetto bibliografico, nel quale i giovani troveranno ristrette in poche pagine le indicazioni a loro più utili per istudiare la storia della letteratura provenzale nelle principali sue fonti; e il disegno del prospetto coordinai a quello del libro di G. Paris sulla letteratura medioevale della lingua d'oïl, affinchè quest' arido catalogo di notizie riceva dall'aureo lavoro del Paris quasi un comento storico-comparativo continuo.
Preparato esclusivamente per un corso accademico, l'opuscolo non doveva uscire dalla scuola e nemmeno essere stampato, ma come cosa del momento venir distribuito via via a fogli in copie autografiche. Per risparmio di spesa e di tempo fu poi preferita la stampa alla autografia; e poichè studiosi anche estranei alla scuola ne fanno ricerca, ed esso non vuol parere clandestino, ora si mettono in commercio gli esemplari che avanzarono.

Roma, ottobre 1889.

Ernesto Monaci.


Appunti bibliografici 
sui principali fonti 
per la storia della letteratura provenzale 
nel medio evo

Parte prima 
Letteratura profana.

1. NARRATIVA.

1. Epopea nazionale. Sec. XII: Girartz de Rossilho, poema di circa 10000 decasillabi assonanzati in serie monorime. Sui mss. e loro classificazione: Jahrbuch XI, 121 (Meyer). Edizioni: del ms. di Parigi: Mahn, Werke, Epische Abtheilung (Hofmann; collazione: RStudien, V, 283, Apfelstedt); dei mss. di Oxford e di Londra: RStudien, V, 193 (Foerster), 203 (Sturzinger). Analisi letteraria: Fauriel, HPprov. III, 34. Storia del poema, analisi della lingua e traduzione: P. Meyer, Girart de Roussillon, Paris, 1884. Sec. XII-XIII. Fierabras, poema di 5084 vv. alessandrini assonanzati in serie monorime. Testo: Abhandl. d. k. Akad. d Wiss. zu Berlin, 1826 (I. Bekker). Sui mss.: Gröber, Die handschriftlichen Gestaltungen der Chanson de geste Fierabras und ihre Vorstufen, Leipzig, 1869. Sulla lingua: Diez, Kleiner Arbeiten u. Recensionen, p. 101. Analisi letteraria: Fauriel, HPprov. III, 1. Daurel e Beton, 2198 decasillabi assonanzati in serie monorime. Testo, analisi del poema, ricerche sulla lingua dell'autore e del copista, glossario: P. Meyer, Daurel & Beton, Paris, 1880 (Soc. d. anc. textes). Aigar e Maurin, frammento di 1442 decasillabi, assonanzati in serie monorime. Testo e osservazioni: Scheler, Aigar & Maurin, Bruxelles, 1887. Sec. XIII. Philomena, racconto in prosa. Testo: inedito in due mss. (museo Brit. addiz. 21218, bibl. Naz. di Parigi f. fr. 2232). Traduzione latina di Guglielmo da Padova: S. Ciampi, De gestis Caroli Magni ad Carcassonam et Narbonam, Florentiae, 1823. Fonti: Bibl. d. l'Éc. d. chartes, XXVIII, 53 (P. Meyer). Vita di s. Onorato, polimetro in cinque libri di Raimondo Feraut nizzardo, terminato nel 1300. Testo: Sardou, La vida de sant Honorat, Nice, 1875. Critica e fonti: Romania, V, 237, VIII, 481 (P. Meyer). Sec. XIV. Romanzo d'Arles, parte terza. Notizia del ms. e testo: Rev. d. lang. rom. XXXII, 473 (Chabaneau). Fonti: Romania, I, 58 (P. Meyer).
Sulla ritmica dell'epopea: Rajna, Le origini dell'epopea francese, Firenze, 1884, p. 487.

2. Imitazione dell'antichità. Sec. XI-XII. Poema su Alessandro Magno, di Alberico monaco di Besançon o Briançon, frammento di 105 ottosillabi in serie monorime. Edizione paleografica: Monaci, Facs. di ant. mss. 12-13. Ediz. con apparato critico: Stengel, Ausg. u. Abh. I, 72. Sulla lingua: Ascoli, Arch. glott. it. III, 64, n. 1. Analisi grammaticale: Flechtner, Die Sprache d. Alexander - Fragment d. Alberich von Besançon, Breslau, 1882. Traduzione, fonti, letteratura: P. Meyer, Alexandre le Grand dans la littér. franç. du moyen âge, Paris, 1886.

3. Ciclo bretone. Sec. XIII. Jaufre, poema anonimo di oltre 10000 ottosillabi rimati a coppia. Testo: Raynouard, Lex. rom. I, 48, con varie lacune supplite da C. Hofmann, Sitzungsber. d. Münchener Akad. 1868, II, 167, 343. Analisi letteraria: Galvani, Lezioni accademiche, Modena, 1840, II, 253; Fauriel, HPprov. III, 95. Sull'autore: Zeitschr. f. rom. Phil. XII, 323 (Stimming). Romanzo di Merlino, traduzione in prosa dal francese, frammento. Notizia e testo: Rev. d. lang. rom. XXII, 105, 237 (Chabaneau).

4. Romanzi d'avventura. Sec. XIV (?). Blandin de Cornoalha, 2394 ottosillabi rimati a coppia. Notizia, testo e glossario: Romania, II, 170 (P. Meyer). Analisi letteraria: Fauriel, HPprov. III, 92.

5. Novelle. Sec. XIII. Flamenca, 8087 ottosillabi rimati a coppia. Testo, analisi grammaticale e letteraria, traduzione e glossario: P. Meyer, Le roman de Flamenca, publié d'après le ms. unique de Carcassonne, Paris, 1865. Castiagilos, di Raimondo Vidal di Bezaudun, circa 458 ottosillabi rimati a coppia. Testo: Mahn, Werke, III, 226. Un giudizio d'Amore, di R. Vidal di Bezaudun, 1397 ottosillabi accoppiati. Testo e illustrazioni: Cornicelius, So fo el temps c'om era iays, Berlin, 1888. Novas del papagay, di Arnaut de Carcasses, 300 ottosillabi accoppiati. Testo: Riv. di filol. rom. I, 36 (Stengel), cf. Romania, VII, 327 (Wesselofsky), Zeitschr. f. rom. Phil. II, 498 (Bartsch).

6. Favola esopica. Sec. XIII. Faula, di Peire Cardenal, 70 ottosillabi rimati a coppia. Testo: Mahn, Werke, II, 189. Frammento di una raccolta di favole, 42 ottosillabi rimati a coppia. Notizia e testo: Romania, III, 291 (Rajna).

7. Storia. Sec. XII (?). Chanso d'Antiocha, frammento di 707 dodecasillabi assonanzati in serie monorime chiuse da un bioc. Notizia, testo e traduzione: Archives de l'Orient latin, II, 467 (P. Meyer). Sec. XIII. La crociata contro gli Albigesi, 9578 dodecasillabi assonanzati in serie monorime, chiuse da un bioc, in parte di Guglielmo di Tudela, in parte di anonimo. Testo, traduzione, glossario, illustrazioni storiche e filologiche: P. Meyer, La Chanson de la croisade contre les Albigeois, Paris, 1875-77. Rifacimento in prosa: Hist. génér. du Languedoc, VIII, 1-206. La guerra di Navarra nel 1276, poema di Guglielmo Anelier di Tolosa, in alessandrini a serie monorime terminanti in un bioc. Testo, traduzione e note: Collection de documents inédits pour servir à l'histoire de France, Paris, 1856 (FR. Michel). Relazione della presa di Damiata nel 1219, in prosa. Notizia e testo: Bibl. de l'Éc des chartes, XXXVIII (P. Meyer). Traduzione: Soc. de l'Orient latin, Quinti belli sacri script. minores, Genevae, 1880, II, 167-228 (P. Meyer).

II. DIDATTICA.

1. Scientifica. Sec. XIII. Lapidario di Marbodo, traduzione in prosa. Notizia e saggio: Jahrbuch, IV, 78 (P. Meyer). Testo: Notices et extraits des manuscrits, V, 689 (P. Meyer). Bestiario moralizzato, in prosa, d'anonimo. Testo: Bartsch, Prov. Lesebuch, 162-6; saggio: Chrest. prov. 333. Di altro, più recente, valdese, forse traduzione del Physiologus, notizia e testo: Montet, Hist. littér. du Vaudois du Piémont, pp. 60, 220-25. Poema del computo, 144 ottosillabi rimati a coppia. Notizia, testo e traduzione: Rev. d. lang. rom. XIX, 157 (Chabaneau). Calendario e predizioni, in prosa. Testo: Suchier, Denk. I, 107.
Sec. XIII. Il Tesoro, di maestro Peire de Corbiac, 840 alessandrini in una sola serie monorima. Testo e illustrazioni: Sachs, Le Trésor de Pierre de Corbiac, Brandebourg, 1859. Il Breviario d'amore, di Matfre Emengaud de Béziers (Ermengaud), cominciato nel 1282 e composto di circa 27000 ottosillabi rimati a coppia. Testo e illustrazioni: Azaïs, Le Breviari d'amor de Matfre Emengaud de Béziers, 1862-81. Libro di Sidrac, in prosa, traduzione. Ms. 1158 della Naz. di Parigi. Saggio: Bartsch, Chrest. prov. 309. Notizia di altro ms. assai diverso: Rev. d. lang. rom. XXXII, 475, n. 2 (Chabaneau). Sec. XIV. Elucidari de las proprietatz de totas res naturals, trad. in prosa dal latino, ad uso di Gastone II conte di Foix, con una specie di prologo in versi intitolato Palayts de Savieza (Palaytz). Ms. 1523 5/4 della bibl. di S. Genoveffa a Parigi. Ediz. del prologo: Bartsch, Denk. 57-63.
Sec. XIII. Poema sull'igiene, 448 ottosillabi rimati a coppia. Testo e illustrazioni: Suchier, Denk. I, 201, 529; un ms. non ancora segnalato è il X, 129 della Barberiniana. Trattato di chirurgia, di Ruggero da Parma, messo in prov. da Raimondo d'Avignone, in dodecasillabi a stanze monorime prima di dieci, poi di quattro versi. Ined. nel ms. 878 della bibl. Univ. di Bologna. 
Notizia e saggio: Romania, X, 63, 456 (A. Thomas). Altra traduzione, ma in prosa, della stessa opera, nel ms. D, II, 11 (o II) della bibl. Univ. di Basilea. Sec. XIV. Chirurgia, di Albucasis, tradotta in prosa da un tolosano. Testo: Rev. d. lang. rom. I, I, 301 (Tourtoulon). Anatomia e chirurgia, di E. di Mondeville, trad. in prosa di anonimo. Ined. nel ms. 43 Ashburnh. della Laurenziana.
Sec. XIII. Lo romans dels auzels cassadors, di Daude de Pradas, 3780 ottosillabi rimati a coppia. Nel ms. XLVI, 29 della Barberiniana; pubblicato fino al v. 2720: Sachs, Les auzels cassadors, Brandeburg, [1859?]. Sec. XIV. Trattato di botanica, in prosa. Ined. nel ms. Ashburnh. già Libri 105; v. Romania, XII, 341. Trattato di agrimensura, trad. in prosa di un testo latino attribuito ad Arn. di Villanova. Ined. nel ms. 323 della bibl. di Carpentras.
Sec. XIII. Codice di Giustiniano, traduz. libera del testo latino. Nei mss. spagn. 254 e fr. 1932 della bibl. Naz. di Parigi. Saggio: Bartsch, Chrest. prov. p. 299. Sec. XIV. Trattato di diritto, ined. nel ms. Ashburnh. già Libri 101; v. Romania, XII, 338. Sec. XV. Albre de battalles (batalhas), trad. in prosa dell'opera di Onorato Bonet. Nel ms. 7807 della Bibl. Naz. di Parigi. Saggio: Bartsch, Chrest. prov. p. 401.
Sec. XIII. Las rasos de trobar (razos), di R. Vidal de Bezaudun, e Lo Donatz proensals, di Ugo Faidit. Ediz. con apparato critico: Stengel, Die beiden ältesten provenzal. Grammatiken, Marburg, 1878. Ediz. diplomatica del ms. Landau: Studi di filol. rom. I, 370, II, 93 (Biadene); del ms. di Madrid: Romania, VI, 343 (P. Meyer). Sull'età del Donat: Giorn. stor. d. letter. ital. II, I
(d'Ovidio). Compendio di gramm. provenzale, di Jaufre de Foxa (Foxà). Notizia e testo: Romania, IX, 51, cf. X, 322 (P. Meyer). Doctrina de cort, di Terramagnino da Pisa. Notizia e testo: Romania, VIII, 184 (P. Meyer). Doctrina de compondre dictats. Notizia e testo: Romania, VI, 353 (P. Meyer). Rimario provenzale. Testo: Stengel, op. cit. p. 40 e 105; Biadene, racc. cit. p. 389. 
Arte poetica, frammento. Edizione paleografica: Monaci, Facs. di ant. mss. 3-4. Sec. XIV. Las leys d'amors. Testo e traduzione: Gatien-Arnoult, Monuments de la littérature romane, Toulouse, 1841, I-III. Complementi al testo e illustrazioni sull'origine dell'Accademia di Tolosa: Hist. génér. du Languedoc, t. X (Chabaneau). Glossario provenzale italiano; Stengel, op. cit. p. 88. 
Altro glossario, prov. latino, del sec. XV, ined. nei mss. 7657 e 7685 della bibl. Naz. di Parigi. Altro, prov. italiano, di Onorato Drago: Giorn. di filol. rom. III, 34 (2) (Rajna). 

2. Morale. Sec. X o XI. Poema su Boezio, frammento di 258 decasillabi in serie monorime. Ediz paleogr.: Monaci, Facs. di ant. mss. 33-39. Ediz. critica: Hündgen, Kritische Ausgabe des altprov. Boethiusliedes unter Beifügung eines Commentars, Oppeln, 1883. Sec. XII. Insegnamenti morali, di Arnaut de Marueil, circa 300 senarj rimati a coppia. Testo: Mahn, Werke, I, 176. 
Sec. XIII. Insegnamenti morali, di At de Mons. Inediti. Saggi: Diez, Poes. d. Troub. p. 225. Documentum honoris, di Sordello mantovano, 1327 ottosillabi rimati a coppia, con un bioc in fine. Analisi e testo: Atti del R. Istit. Veneto di scienze, lettere ed arti, ser. VI, t. V (Palazzi). Trattato delle quattro virtù cardinali, di Daude de Pradas, 1810 ottosillabi rimati a coppia. Notizia e testo: Stickney, The romance of Daude de Pradas on the four cardinal virtues, Florence, 1879. Romans de mondana vida, di Folquet de Lunel, 538 ottosillabi a serie ineguali di coblas crozadas. Testo: Eichelkraut, Der Trob. Folquet de Lunel, Berlin, 1872, p. 26. Epistole, di Giraut Riquier, in ottosillabi o in senarj rimati a coppia. Testo: Mahn, Werke, IV, 100, 123, 125, 140. Epistola, di Matfre Ermengaud de Beziers, alla sorella, 138 decasillabi rimati a coppia. Testo: Bartsch, Denk. p. 81. Libre de Senequa o lo Savi, 867 ottosillabi rimati a coppia. Testo: Bartsch, Denk. p. 192. Altro ms. nella Chigiana: C, V, 151. Proverbj, di Guglielmo di Cerveira, 1469 quartine di senarj a rime incrociate. Notizia e testo: Romania, XV, 25 (A. Thomas). Coblas esparsas, di Bertran Carbonel, 70; di Guglielmo de l'Olivier, 76. Testo: Bartsch, Denk. pp. 5, 26. Arlabecca, 140 ottosillabi e quadrisillabi alternati. Testo: Bartsch, Denk. p. 75, cf. Jahrbuch, V, 393 (P. Meyer). Sec. XIV. Poemetto sull'avarizia. Notizia e testo: Romania, I, 417 (P. Meyer)

3. Descrittiva e allegorica. Sec. XII. Insegnamenti per le dame, di Garin lo Brun, senarj rimati a coppia. Mss. nei canzonieri G e N. Saggio: Bartsch, Chrest. prov. p. 89. Sull'autore: Jahrbuch, III, 399 (Bartsch). Insegnamenti pei nobili, di Arnaut de Marsan, nella forma dei precedenti. Ms. nel canz. R. Saggi: Mahn, Werke, III, 366. Insegnamenti pei giullari, di Giraut de Cabreira. Notizia e testo con comento: Milà y Fontanals, De los Trovadores en España, p. 265. Sec. XIII. Insegnamenti pei giullari, di Giraut de Calanson. Testo: Bartsch, Denk. p. 94. Insegnamenti pei giullari, di Bertran de Paris de Roergue. Testo: Bartsch, Denk. p. 83. Petizione in nome di un giullare, fatta da Giraut Riquier al re di Castiglia. Testo: Mahn, Werke, IV, 163. Declaracio, di Alfonso X re di Castiglia, sulla precedente petizione. Testo: Mahn, Werke, IV, 182. Sec. XIII. Ensenhamen del escudier, di Amanieu de Sescas (des Escas), 471 senarj rimati a coppia. Testo: Bartsch, Denk. p. 101. Ensenhamen de la donzela, del medesimo, 511 versi come i precedenti. Testo: Milà y Fontanals, Trovad. en España, p. 416. Insegnamenti sulle donne, di Serveri de Girona, 559 versi come i precedenti. Testo e notizia: Suchier, Denk. I, 256, 539. Sec. XIV. Ensenhamen del guarso, di Lunel de Monteg, 382 versi ottosillabi e quadrisillabi alternati. Testo: Bartsch, Denk. p. 114. 
Sec. XIII. Sul decadimento della poesia, di R. Vidal de Bezaudun, circa 1728 ottosillabi rimati a coppia. Testo: Bartsch, Denk. 144. Allegoria d'amore, di Peire Guillem, oltre 400 ottosillabi rimati a coppia, con qualche bioc. Testo, con qualche lacuna: Raynouard, Lex. rom. I, 405. La corte d'Amore, di anonimo, 1730 ottosillabi rimati a coppia. Notizia e testo: Rev. d. lang. rom. XX, 157 (Constans). Il castello d'amore, d'anonimo, frammento di 188 settenari in coblas continuadas. Notizia, testo e traduzione: A. Thomas, Chastel d'amors, Toulouse, 1889.

III. LIRICA.

1. Catalogo di tutti i trovadori conosciuti: Histoire génér. du Languedoc, 1875, X (Chabaneau). Repertorio delle poesie trovadoriche: Bartsch, Grundriss zur Geschichte der prov. Literatur, Elberfeld, 1872, p. 97.
2. Raccolte manoscritte: A (= 5232 della bibl. Vaticana), descrizione, indice ed estratti: Archiv für das Studium der neueren Sprachen, XXXIV, 141, 161, XXXIII, 312, 434 (Grüzmacher); cf. Jahrbuch, XI, 19 (Bartsch). 
Saggio paleografico: Facs. di ant. mss. 1-2; edizione diplomatica: Studj di filol. rom. III (Packscher e De Lollis). Aa (v. M) identico con A per il contenuto e proveniente dallo stesso archetipo. 
B (= 1592, ant. 7614, della bibl. Naz. di Parigi); descriz. e indice: Catalogue des mss. franç. I, 264.
C (= 856, ant. 7226, della Naz. di Parigi); descriz. e indice: Catal. d. mss. franç. I, 129. 
D, D1, D2, D3, d (= IV, 163 della Estense di Modena); descrizione, indice, estratti: Sitzungsber. d. philosoph.-histor. Classe d. k. Akad. d. Wiss. di Vienna, LV, 339 (Mussafia).
E (= 1749, ant. 7698, della Naz. di Parigi); descriz. e indice: Catal. d. mss. franç. I, 304.   
F (= I, IV, 106 della Chigiana); descrizione e indice: Jahrbuch, XI, 24 (Bartsch); edizione diplomatica: Stengel, Die prov. Blumenlese d. Chigiana, nach dem gegenwärtig verstümmelten Original u. d. vollständigen Copie der Riccardiana, nebst Bemerkungen, Varianten, einer Concordanz sowie einer Inhaltsangabe der Parisianer Nat.-Hs. 15211, Marburg, 1878. 
Fa (= 2981 della Riccardiana di Firenze); ediz. diplomatica: v. sotto F. 
G (= R, 71 sup. della Ambrosiana di Milano); descriz. indice ed estratti: Archiv, XXXII, 389, XXXV, 100 (Grüzmacher).   
H (= 3207 della Vaticana); descriz. indice ed estratti: Archiv, XXXIV, 385 (Grüzmacher), cf. Jahrbuch, XI, 21 (Bartsch); ediz. diplomatica: preparata per gli Atti della R. Accad. dei Lincei (Kehrli e Gauchat).   
I (= 854, ant. 7225, della Naz. di Parigi); descriz. e indice: Catal. d. mss. franç. I, 119.
J (= 776, F, 4 della Magliabechiana di Firenze); descriz. indice ed estratti: Riv. di filol. rom. I, 25 (Stengel).
K (= suppl. fr. 2032 della Naz. di Parigi, già Vat. 3204); di contenuto identico con I e proveniente dallo stesso archetipo; notizia: Raynouard, Choix, II, CXLVIII.
L (= 3206 della Vaticana); descriz. indice ed estratti: Archiv, XXIV, 419 (Grüzmacher).
M (= 12473, già suppl. fr. 2033, della Naz. di Parigi, già Vat. 3794; legato insieme con Aa); identico per il contenuto con g.
N (= 8335 della bibl. Fenwick di Cheltenham, già Mac-Carty di Tolosa); descriz. e indice: Riv. di filol. rom. II, 49, 144 (Suchier); estratti: Rev. d. lang. rom. XX, XX, 121, 157, 209, 261 (Constans).
N2 (= 1910 della bibl. di Cheltenham, già Phillipps); descriz. indice ed estratti: Rev. d. lang. rom. XIX, 261, XX, 105 (Constans).   
O (= 3208 della Vaticana); descriz. ed ediz. diplomatica: Atti della R. Accad. dei Lincei, Cl. filol.-stor. ser. IV, vol. II (De Lollis).
P (= 42, pl. XLI, della Laurenziana di Firenze); descrizione, indice ed estratti: Archiv, XXXIII, 299 (Grüzmacher); ediz. diplomatica: Archiv, XLIX, 53 (Stengel)   
Q (= 2909 della Riccardiana); descriz. indice ed estratti: Archiv, XXXIII, 412 (Grüzmacher), cf. Jahrbuch, XI, 9, e Zeitschr. f. rom. Phil. IV, 502 (Bartsch).   R (= 12543, già La Vall. 14 e d'Urfé, della Naz. di Parigi); descriz. indice ed estratti: Bibl. d. l'Éc. d. chartes, XXXI, 412 (P. Meyer).
S (= 269 Douce della Bodlejana di Oxford); descriz. ed indice: Archives des missions scientifiques, ser. II, t. V, 251 (P. Meyer).
T (= 15211, già suppl. fr. 683, della Naz. di Parigi); notizia: Raynouard, Choix, II, CLIX; contenuto e riscontri: Stengel, Die prov. Blum. d. Chig. p. 1 e 75.   
U (= 43, pl. XLI, della Laurenziana); descriz. e indice: Archiv, XXXIII, 288 (Grüzmacher); cf. Jahrbuch, XI, 5; ediz. diplomatica: ivi, XXXV, 363 (Stengel).
V (= XI della Marciana di Venezia); notizia: Archiv, XXXV, 99 (Grüzmacher), cf. Jahrbuch, XI, 59 (Bartsch); ediz. diplomatica: ivi, XXXVI, 379.
W (= fr. 844, ant. 7222, della Naz. di Parigi); descriz. e indice: Catal. d. mss. franç. I, 98.
X (= fr. 20050, già S. Germain 1989, della Naz. di Parigi).
Xa (= 465 della Ambrosiana); descriz. e indice: Archiv, XXXII, 423 (Grüzmacher).
Y (= fr. 795, ant. 7192, della Naz. di Parigi); descriz. e indice: Catal. d. mss. franç. I, 83.
Z (= fr. 1745, ant. 7693, della Naz. di Parigi); descriz. e indice: Catal. d. mss. franç. I, 303.   
a (= 2814 della Riccardiana); descriz. e indice: Archiv, XXXIII, 427.   
b (= XLVI, 29, ant. 2777, della Barberiniana); descriz. e indice: Jahrbuch, XI, 32 (Bartsch).   
c (= 90, pl. XC, inf. 26 della Laurenziana); descriz. e indice: Archiv, XXXIII, 427, cf. Jahrbuch, XI, 8 (Bartsch).   
ca (= posseduto dal prof. Stengel); notizia: Zeitschr. f. rom. Phil. I, 389 (Stengel).   
d (v. D).   
e (= XLV, 59 della Barberiniana); descriz. e indice: Jahrbuch, XI, 37.   
f (= fr. 12472 della Naz. di Parigi, già Giraud); descriz. indice estratti riscontri: Bibl. d. l'Éc. d. chartes, XXX, 245 (P. Meyer), cf. Zeitschr. f. rom. Phil. IV, 353 (Bartsch).   
g (= 3205 della Vaticana); descriz. e indice: Archiv, XXXV, 84 (Grüzmacher).   ga (= 1290 della bibl. Univ. di Bologna); descriz. e contenuto: Sitzungsber. d. phil.-ist. Cl. d. k. Akad. d. Wiss. di Vienna, LV, 447 (Mussafia).
h (= ms. posseduto dal prof. Gil y Gil della Univ. di Saragozza); descriz. e indice: Rev. d. lang. rom. X, 225 (Milà y Fontanals).
i (= 48 della bibl. Reale di Copenagen : Copenhagen); descrizione ed ediz. diplomatica: Zeitschr. f. rom. Phil. I, 387 (Stengel).
Stravaganti, frammenti, ecc.: Bartsch, Grundriss, p. 30; Rev. d. lang. rom. XIII, 51 (Milà  y Fontanals); Studj (studii) di filol. rom. V, 1 (Rajna).   

3. Classificazione dei canzonieri. Ricerche e tentativi: RStudien, II, 337-670 (Gröber); dubbi: Romania, VI, 476 (P. Meyer); metodologia: Zeitschr. f. rom. Phil. III, 409 (Bartsch); cf. Canello, Vita e opere di Arn. Daniello (Arnaldo, Arnaut, Arnaud Daniel), Halle, p. 76.

4. Raccolte a stampa. Raynouard, Choix des poésies originales des troubadours, Paris, 1816 (edizione da Ramón Guimerá Lorente). 
[Rochegude,] Le Parnasse Occitanien, Toulouse, 1819. 
Raynouard, Nouveau choix d. poés. orig. d. troub. (Lexique roman, I), Paris, 1844. (edizione da Ramón Guimerá Lorente)
Mahn, Die Werke der Troubadours in (prov.) Provenzalische Sprache, Berlin, 1846-86.
Delius, Ungedruckte prov. Lieder, Bonn, 1853.
Mahn, Gedichte der Troubadours in prov. Sprache zum ersten Mahl (Mal) und treu nach den Handschriften herausgg. (herausgegeben), Berlin, 1856-73. Barstch (Bartsch), Denkmäler der provenzalischen Literatur, Stuttgart, 1856; 
Chrestomathie provençale, Elberfeld, 1868; 4a ed. 1880. Suchier, Denkmäler provenzalischer Literatur und Sprache, Halle, 1883. Chabaneau, Poésies inédites des troubadours du Périgord, Paris, 1885 (Rev. d. lang. rom. XX, 53 - XXVIII, 156). Schultz, Die prov. Dichterinnen, Leipzig, 1888. Noulet & Chabaneau, Deux manuscrits provençaux contenant des poésies de Raimon de Cornet, de Peire de Ladils et d'autres poètes de l'école toulousaine, Paris, 1888. Gatien Arnoult, Las Joyas del gay saber (Monuments de la littér. romane, Paris, 1843-49, t. IV). Chabaneau, Poésies inédites de divers troubadours (Rev. d. lang. rom. XXXII, 550 e segg.).
Una raccolta di liriche rimaste inedite si sta anche preparando dai proff. Appel ed E. Levy.
Per la bibliografia dei singoli trovadori v. Körting, Encyklopädie u. Methodologie d. roman. Phylologie, III, 467.

5. Biografie e storia letteraria dei trovadori. 
Nostradamus, Les vies des plus célèbres et anciens poètes provençaux, Lyon, 1575.
Traduzione italiana dell'opera predetta, con annotazioni critiche a ciascuna vita, correzioni e supplementi da mss. di biblioteche italiane: Crescimbeni, Comentarii all'istoria della volgar poesia, vol. II. Ricerche sulle fonti del Nostradamus: Jahrbuch, XIII, 1 (Bartsch); Bibl. d. l'Éc. d. chartes, XXX, 257, 476, 481, 664; XXXI, 458 (P. Meyer). Bastero,
La crusca provenzale... 
(edizione da Ramón Guimerá Lorente) aggiuntevi alcune memorie o notizie istoriche intorno agli antichi poeti provenzali... cavate da' mss. Vaticani, Laurenziani e altronde, Roma, 1724. 
[Millot e Sainte Palaye,] Histoire littér. des troubadours, Paris, 1774. 
Barbieri (+ 1574), Dell'origine della poesia rimata, Modena, 1790.
A. W. Schlegel, Observations sur la langue et la littér. provençales, Paris, 1818. Diez, Beiträge zur Kenntniss der romantischen Poesie [über die Minnehöfe], Berlin, 1825. Diez, Die Poesie d. Troubadours, Zwickau, 1826; nuova ediz. annotata dal Bartsch: Leipzig, 1883. Diez, Leben u. Werke d. Troub. Zwickau , 1829; nuova ediz. annotata dal Bartsch : Leipzig, 1882.
[Galvani,] Osservazioni sulla poesia dei trovatori, Modena, 1829. Galvani, Fiore di storia letteraria e cavalleresca della Occitania, Milano, 1845.
Fauriel, Hist. de la poésie provençale, Paris, 1846.
Milà y Fontanals, De los trovadores en España, Barcelona, 1861.
Azaïs, Les troubadours de Béziers, ivi, 1869. 
P. Meyer, Les derniers troubadours de la Provence, Paris, 1871 (Bibl. d. 
l'Éc. d. chartes, XXX e XXXI); De l'influence des troubadours sur la poésie des peuples romans, Paris, 1877 (Romania; V). 
Chabaneau, Les biographies des troubadours en langue provençale publiées intégralement pour la première fois avec une introduction et des notes, accomp. de textes latins, provençaux, italiens et espagnols concernant ces poètes, &c. Toulouse, 1885 (Devic et Vaissette, Hist. génér. de Languedoc, ediz. 1875, t. X). 
Schultz, Die prov. Dichterinnen, Leipzig, 1888. 
Vaschalde, Hist. des troubadours du Vivarais, du Gévaudan et du Dauphiné, Paris, 1889.
Sui trovadori in Italia v. ancora: Graf, Provenza e Italia, Torino, 1877. 
A. Thomas, Francesco da Barberino et la littér. prov. en Italie au moyen âge, Paris, 1883. Alla corte d'Este: Memorie d. R. Accad. di scienze, lettere ed arti 
di Modena, II, 128 (Cavedoni). Alla corte di Monferrato: Giornale ligustico, V, 241, (Desimoni). Nella Marca Trevigiana: Propugnatore, XVIII, I, 149 (Casini). Sui trovadori italiani v. ancora: Zeitschr. f. rom. Phil. VII, 175-235 (Schultz), cf. Giorn. stor. d. letter. ital. II, 395 (Casini), Giorn. ligust. XIII, 321 (Desimoni).
Altre indicazione nella bibliografica sopra citata, c. XIII, r. 21.

6. Poetica. Bartsch, Die Reimkunst der Troubadours: Jahrbuch, I, 171. Maus, Peire Cardenals Strophenbau in seinem Verhältniss zu dem anderer Trobadors, nebst einem Anhang enthaltend alphabetisches Verzeichniss sämmtlicher Strophenformen der prov. Lyrik (Stengel, Ausg. u. Abh. V). 
Pleines, Hiat und Elision im Provenzalischen (Ausg. u. Abh. L). 
Römer, Die volkstümlichen Dichtungsarten der altprov. Lyrik (Ausg. u. Abh. XXVI). Sull’alba : Zeitschr. f. rom. Phil. IX, 407 (Stengel); Studi di filol. rom. II, 67 (Rajna). Sul serventese, riassunto delle varie opinioni circa l'origine: Romania, VII, 625 (P. Meyer). Sulla tenzone : Selbach, Das Streitgedicht in d. altprov. Lyrik (Ausg. u. Abh. LVII). Sui lays: Zeitschr. f. rom. Phil. II, 70 (Bartsch).

IV. DRAMMATICA.
Sec. XIV: Ludus stultorum, latino e provenzale. Testo: Ducange, Glossarium mediae et infimae latinitatis (ed. Henschel), III, 959. Illustrazione: Du Tilliot, Mémoires pour servir à l'histoire de la fête des foux qui se faisoit dans plusieurs églises, Lausanne & Genève, 1751.

miércoles, 3 de julio de 2019

chapurreau, arag. Aguaviva

chapurreau, Arag. s. m. "así llaman en Aguaviva a un estilo de hablar que no es catalán ni valenciano, sino descendiente del latín y mozárabe con paralelismos en el cast. catalán y valenciano y aragonés de Ribagorza". Los hablantes son bilingües y no mezclan nunca el castellano con el chapurreao
(Andolz 1977: 88). (y trilingües también somos, pasa pues!)
 

 

Yo parlo lo chapurriau
 
 
Champouirau, F. Mistral
 
 
CHAMPOUIRAU (rom. Champoiral) n. de l. et s.m. Champoiral (Gard) On appelle ansi "champouirau" ou "champourrau" un jargon composé d'espagnol, d'italien, de portuguès et de provençal, parlé par des étrangers que frequentent nos côtes. On donne le même nom à ces étrangers.

sácate la retacía y el chapurriau, La maña de la mañica, sainete de costumbres aragonesas en un acto y en prosa. Carlos Arniches Barrera, 1866-1943.
 
Meyer-Lübcke, catalán, dialecto, provenzal

miércoles, 12 de junio de 2019

Armand Brega Segura, Jofre de Foixà, trovador, provenzal, catalá

Armand Brega Segura, Jofre de Foixà, trovador, provenzal, catalá
 
Biblioteca valenciana, Armand Brega Segura, Jofre de Foixà, trovador, provenzal, catalá
 
 
¿Si el valencià supostament es dialecte català, per qué en el s. XIII ya es diferenciaven les dos llengües?

Açò son versos del trovador "català" Jofre de Foixà, més paregut al provenzal...

 
Jofre de Foixà, trovador, catalá
 
poesia.cat, poesia en català
 
En esta pàgina de Facebook dedicada a dir ruqueries i mentir, han censurat els comentaris molt ben documentats d'amics valencianistes i els impedixen tornar a colaborar.
 
El cas és que quan no tenen respostes convincents per a poder rebatre't, et censuren.

Ací podem vore algun dels comentaris censurats.  

Done gràcies al meu amic Armando per deixar-me posar açò ací.

Alguns dels comentaris censurats:

¿Siglo XIII? El catalán no existía en esa época, se hablaba aragonés y occitano en la Marca hispana y valenciano en Valencia como demuestran todos los escritos que se conservan.
A partir de 1362 empezaron a haber escritos catalanes, todos los anteriores eran valencianos y occitanos.
Si estudias la historia que nos cuentan los historiadores catalanes estamos apañados, aquí tienes un vídeo de sus historiadores más valorados en la actualidad puesto por catalanes honrados que saben que todo es mentira y no quieren participar en el robo cultural que el gobierno catalán perpetra sobre las regiones vecinas… y no tan vecinas: (Yo encuentro en 1505 todavía HOC.)
 
Qué corta es la memoria histórica de este país, las primeras referencias contrastadas del catalán son del año 1362. De esta manera se recoge en «Documents per a la historia de la cultura catalana mitjeval» de Antoni Rubio i Lluch y editada en 1908, que el concepto de lengua catalana aparece por primera vez en ese año, «cuando Pedro el Ceremonioso ordenó que el libro francés de caballería Lançalot fuera 'reduit en llengua catalana'». todos los documentos anteriores son occitano en la marca hispana y valenciano en Valencia.
 
Este catedrático de Filología Latina de la Universidad de Valencia lo tiene claro. La tesis de que la lengua valenciana fue originada por una colonización catalana es una falsedad, un dogma sin fundamento y base alguna.
Xaverio Ballester; Segarra, de l'ibéric i llatí al català i valencià, 2018: 
 
Xaverio Ballester; Segarra, de l'ibéric i llatí al català i valencià, 2018:
 

Y se olvidan de estudiar los hechos históricos, pues saben que son irrebatibles.

banc de Catalunya, Jordi Pujol, cent pujoles
 
Los catalanistas defienden sus ideas basándose en la única idea de que muchas palabras del dialecto barceloní son iguales o similares al idioma valenciano, sin “querer” tener en cuenta  que también se parece, y no solo se parece, es que se parece mucho más al occitano, a la lengua de Oc, de la que es dialecto el Llemosí, que es por cierto como se ha llamado el “catalán” hasta finales del siglo XIX.
 
llemosí, occitano

 

Açò es occità, ¿per qué els catalanistes no defenen que el català siga dialecte seu?

Loís Alibèrt: 

 
Loís Alibèrt, occitans, catalan comprès
 
Occitano, Langue d´Oc : Languedoc : Occitan (5 dialectos principales: provenzal, lemosín, gascón, auvernhat, vivaroaupenc, sin olvidar que el catalán siempre fue un dialecto de esta lengua). 
 
Y se olvidan de estudiar los hechos históricos, pues saben que son irrebatibles:
 
1º - Jaime I,  era Aragonés nacido en Montpelier (Monpesler, Montpellier : Montispessulani) de padre aragonés, No era catalán.
 
2º - A Valencia solo se trajo un porcentaje de gente de la Marca Hispánica, lo que hoy serían catalanes, Cataluña no existía en esa época, los demás eran en su mayoría aragoneses y había ingleses, franceses, húngaros, etc.
 
3º - Jaime I, se encontró y así lo dejó escrito, que en Valencia se hablaba muy parecido a su idioma el occitano (y por cierto hay escritos valencianos muy anteriores a la llegada de las tropas aragonesas (escritos catalanes no habría hasta muchos años más tarde)
 
4º - Solo en la capital valenciana había más habitantes que en todos los condados de la "marca hispánica" junta, por lo que unos pocos “catalanes” en su mayoría analfabetos y de dialectos distintos entre sí, no podían enseñar sus dialectos del occitano a una población tan grande.
 
5º- El catalán durante mucho tiempo hasta finales del siglo XIX, no se llamaba así, sino Llemosí.
Una variante de su lengua madre que es la lengua de Oc.

A la lengua de Oc también se la puede llamar occitano.
 
 
Aunque llemosí es un término con el que se titulaba a los idiomas occitanos o parecidos, también el valenciano fue llamado de esa manera un tiempo, pues en una época en la que el catolicismo tenía gran poder no se podía consentir que un idioma tuviese influencias árabes, y el valenciano tiene muchas.
 
El occitano es muy parecido al catalán (neo catalán), al ser el mismo idioma, solo que tiene influencias francesas.
 
Es el occitano mucho más parecido al catalán que el valenciano, por tanto, según las teorías de los pancatalanes… el catalán no existe, es occitano con alguna variante.
 
6º- Cataluña ha tenido muy pocos personajes verdaderamente relevantes, y por ello se ha apoderado vilmente de nombres como: Jaime I que era aragonés, Ramon Lull era mallorquín, valencianos eran los grandes escritores como ellos mismos afirmaban, del idioma valenciano: Jordi de Sant Jordi, Ausiàs March, Joanot Martorell, Joan Roís de Corella, Jaume Roig, Elionor Manuel de Villena etc.
Los pintores y escultores: Lluís Dalmau, Gonçal Peris Sarriá, Damián Forment etc.
Los militares: Roger de Flor, era Bríndisi, Roger de Lauria, del reino de Sicilia etc. etc.
(Ysabel de Billena, Isabel de Villena)
 
 
vulgar valenciana
 
J. Martorell - Tirant lo Blanch  
 
7º - En el siglo de oro valenciano, los dialectos catalanes se influenciaron del idioma valenciano, dando lugar al “catalán” de hoy en día, no hay más que ver los escritos catalanes anteriores, que no entendían ni los propios catalanes.
 
8º - Las primeras piedras del nacionalismo se edificaron sobre una invención, la de Próspero de Bofarull y Mascaró, barcelonés y director del Archivo de la Corona de Aragón, que decidió, hacia 1847, reescribir el Llibre del Repartiment del Regne de València de la Edad Media con el objetivo de engrandecer y magnificar el papel que tuvieron los catalanes en la conquista del reino de Valencia de 1238.
Próspero suprimió en su edición facsímil del histórico volumen apellidos aragoneses, navarros y castellanos para darle más importancia numérica a los catalanes. Es un hecho demostrable (demostrado) como todo lo demás que he dicho aquí.
 
Amparo Cabanes, Catedrática de Paleografía e Historia Medieval y ex consejera, demostró que se trataba de una mentira pancatalanista:

- Hasta entonces se creía que el origen de los pobladores de Valencia era Cataluña. Las cifras que se manejaban se basaban fundamentalmente en una obra de Teodoro Llorente, pero Llorente se equivocó: repitió sumas, sumó totales y parciales, no tuvo en cuenta a quienes no vinieron. Y así le salieron un montón de catalanes y unos pocos aragoneses. El hombre hizo lo que hizo y a partir de ahí todos trabajaron con esa cifra como si hubiera sido dogma de fe.- (Los borregos siguen a los borregos.)

- Yo hice la transcripción completa del 'Llibre del Repartiment' y me dí cuenta no solo de que hay mezclas de cifras totales y parciales, sino que además en el margen de cada barrio que ofrece pone una B para los que han venido de Barcelona, una Ç cedillada para los de Zaragoza, una CAL para los de Calatayud o una D para Dertosa, o sea, Tortosa. Y una rayita o no a los que vinieron o no vinieron. -
- Vinieron más aragoneses, menos catalanes y la mayor parte de la ciudad quedó vacía. Y lo di a conocer con gráficos de barras, circulares y con todo lujo de detalles; incluso mostrando fotografías de páginas del 'Llibre del Repartiment'. -

El catedrático de historia, el medievalista Antonio Ubieto Arteta, en su estudio de los "Orígenes del Reino de Valencia", detalla minuciosamente cuales fueron las composiciones de las tropas que acompañaron al rey Jaime I en su conquista de las tierras valencianas:

Confirma que el porcentaje de "colonos" provenientes de lo que sería Cataluña siglos más tarde, vino a suponer alrededor de un 2 % del total de la población del Reino. De este 2%, el 0,8 eran gentes provenientes del clero de los condados, especialmente del de Barcelona, del que Jaime I era Señor y San Luis IX, Rey de Francia, su soberano hasta 20 años más tarde. El resto, hasta el 2 %, esto es, el 1,2 % eran soldados de los cuales muchos regresaron a sus tierras al impedirles Jaime I entrar "a botín y rapiña" en el Reino de Valencia. En su consecuencia, estos pobladores "no pudieron hacer valer su lenguaje ante los más de 65.000 cristianos, 2.000 judíos y 120.000 musulmanes habitantes del reino moro valenciano".
 
 
1.- ¿Quién puede creerse que una parte de las huestes aragonesas reclutadas en los condados "catalanes", la mayoría iletrados, tuvieran conocimientos para ejercer una didáctica básica para enseñar su lengua?

2.- ¿Cómo van a enseñarnos a los valencianos el "catalán" si la lengua de los condados franceses de la Marca Hispánica era el provenzal y el lemosín?

3.- ¿Cómo van a importar una lengua "la catalana" que no existía todavía y que tendría que esperar dos siglos para que empezara a germinar con una mínima estructura y denominación propia?

4.- ¿Cómo 4.000 soldados de unas localidades fronterizas como eran los condados "catalanes" van a imponer a la población de 200.000 habitantes de todo un Reino que ya hablaba y escribía el "romanç valenciá" desde el siglo IX?

5.- ¿Cómo van a enseñarnos el "catalán" los soldados de Jaime I y este, al momento, nos otorga las leyes en "romanç valenciá" para entendimiento de la población del Reino que acababa de conquistar? "Est fur arromança lo Senyor Rey" "Istum forum posuit in romantio Dominus Rex" (Furs del Regne de Valencia).

6.- ¿Cómo es posible que se exija a médicos y jueces que emitan las recetas y las sentencias en "romanç" si, a partir de ese momento –supuestamente- se nos iba a empezar a enseñar esa lengua? 
"Los jutges en romanç diguen les sentencies...", "Metges axi fisichs com cirurgians les receptes que ditaran hajen a dictar en romanç declarant lo nom de les herbes en lur nom comu, e vulgar (Furs del Regne de Valencia).-----

El "Llibre dels Avehinaments" de los años 1387-1396, censo confeccionado también por el rey Jaime I, (???) ha sido estudiado en profundidad por la Catedrática de Paleografía, Cabanes Pecourt estableciendo sin lugar a dudas que las concesiones de casas y tierras a los mercenarios de la "Marca Hispánica" ("catalanes") fueron prácticamente inexistentes en relación a las otorgadas a otras tropas, tales como aragoneses, navarros e incluso extranjeros. Posteriormente las lecturas que se han efectuado del Libro del Repartimiento no han modificado sustancialmente este porcentaje del 1,2% de catalanes que permanecieron en Valencia una vez conquistada a los moros.-

Para el profesor Peñarroja "una minoría repobladora no podía imponer, en tal situación, su dialecto catalán occidental. Y esta tendencia se confirma, de forma coincidente, en las comarcas y poblaciones más populosas del Reino, como era Játiva, donde se detecta casi un 60 % de repobladores de habla aragonesa y castellana frente a un insignificante 14 % de habla catalana occidental (provenzal). Y como que estas son los únicos datos históricos comprobables, la Filología científica no se puede desentender de ellos. Es decir:

Hoy por hoy, la teoría que interpreta el valenciano como el producto de una repoblación catalana no es históricamente demostrable, no es más que  una opinión, no un conocimiento científico".-
La población del Reino de Valencia proveniente de los condados de la Marca Hispánica tras la conquista de Valencia no supuso más que una cifra porcentual de entre el 1,5 % del total de los habitantes, lo que hace del todo punto imposible que dichos soldados pudieran enseñar su supuesto "catalán" a todo un Reino 200 años más avanzado que los condados "catalanes" que tendrían que esperar dos o más siglos a  empezar a hablar y a denominar "catalán" a su lengua, 200 años a empezar a escribir su legislación "en catalán", 300 años para constituirse como provincia administrativa de España, y 400 a tener una "Renaixença" literaria cuando Valencia tuvo su "Siglo de Oro de la lengua valenciana" en el momento en "Cataluña" empezaba a balbucear su propia lengua.

Hay que estudiar historia de manera independiente si se quiere saber la verdad.

9º- Si Jaime I se encontró que en valencia se hablaba muy parecido a la lengua de Oc, siendo la primera vez que entraban las tropas Aragonesas y, si el ejercito de Carlo Magno, jamás llegó a Valencia…
¿Cómo se pueden defender las teorías catalanas?
Pues de ninguna manera, por eso, cómo decía al principio de este escrito y repito ahora:
 
Los catalanistas defienden sus ideas basándose en la única idea de que muchas palabras del dialecto barceloní son iguales o similares al idioma valenciano, sin “querer” tener en cuenta  que también se parece y mucho más a La lengua de Oc, de la que es dialecto el catalán, y por cierto, también se parece al castellano idioma con el catalán comparte cientos de palabras idénticas y parecidas, cómo por ejemplo: boicot –– boicot / broma – broma /cabal – cabal / cantar – cantar / carnaval –carnaval / coincidir – coincidir / colador – colador etc.etc.

Y se olvidan de estudiar los hechos históricos, pues saben que son irrebatibles.

En el fondo, los catalanes no tienen la culpa, dado que han sido adoctrinados desde niños, son víctimas de sus políticos y magnates, por lo cual no hay que sentir odio ni rencor alguno por ellos, pero sí, hay que luchar para que la verdad vuelva a su cauce.
Pero sí, hay que tener en cuenta que el verdadero enemigo del valenciano a parte del pancatalanismo, no es que sean, que lo son, los valencianos que cobran de la generalidad catalana, de los bancos catalanes para hablar y escribir en favor del dialecto catalán, como es sabido y está demostrado, y los valencianos a los que se ha convencido de la mentira catalana y se conforman con dicha mentira sin molestarse en lo mas mínimo en investigar los hechos históricos que demuestran todo lo contrario a lo que les han contado los que tienen intereses en ampliar el poder de Cataluña absorbiendo la cultura de los pueblos vecinos. 
 
El idioma catalán no existe, nunca existió,

En Cataluña se hablaba español y dialectos del occitano.

El catalán es la consecuencia de una necesidad de ser alguien, una necesidad de tener identidad propia que no se tiene cuando se habla un idioma extranjero y siempre se ha dependido de otros.
Todo esto llevó a  los Políticos y magnates catalanes  a tener un gran complejo de inferioridad,  y  tras su enriquecimiento económico se hizo más grande esa necesidad de hacer de su  pueblo el más importante, el mejor…

De ahí que se dediquen a apropiarse de la cultura de los pueblos vecinos que andan sobrados de ella, y para conseguir esto, necesitan crear una historia que jamás tuvieron.

Una de las bases más importantes para sentirse nación, para ser un país que nunca ha sido es tener un idioma propio, por eso se encomendó a Pompeyo Fabra la creación de un estándar catalán en 1906 por encargo del Institut d´Estudis Catalans y el nacionalismo expansionista catalán de Prat de la Riba responde a los delirios colonialistas de construcción nacional de la Gran Catalunya: “una lengua, un país”.

La primera fase de edificación de esta entelequia, obviamente, es la normativización, normalización e imposición de una lengua nacional única y estandarizada para todos los territorios “normalizables”: esto es, aquellos territorios de habla no castellana cuyas lenguas guarden cierto grado de inteligibilidad, circunstancia que facilita enormemente la labor.

Pompeyo, para crear su catalán, se basó en la fonética del dialecto occitano hablado en Barcelona (dialecto barceloní), la ortografía del vascuence, la adopción de galicismos, la gramática valenciana de los autores del primer Siglo de oro literario peninsular, y en la introducción de neologismos sin base histórica inventados por él.
 
lengua valenciana
 
 
Las influencias entre catalán, castellano y valenciano son mutuas, por ejemplo camiseta es un valencianismo sobre el castellano, pues sin ese valencianismo se diría “camisita” en catalán se dice samarreta en un intento erróneo de distinguirse del castellano, ya que una samarra (zamarra) es otro tipo de prenda, sin mangas de lana típica de pastores;
 
zamarra, samarra
 
 
La influencia del valenciano sobre el catalán fue superior a la del catalán sobre el valenciano, hasta que el pancatalanismo ha dado la vuelta a la tortilla a base de cheques al portador desde mediados del siglo XX por parte de Cataluña a políticos y colaboracionistas valencianos, así en muy poco espacio de tiempo los pancatalanes y sus colaboracionistas han conseguido que los valencianos dejen de decir “fraula, farda, palometa, en, facenda, folga, vore” etc para decir “maduixa, esquirol, papallona, amb, hisenda, vaga, veure” etc.
 
Pero la historia no miente y los catalanes reconocían la verdad: 
 
-(En el “Summari index” del doctor Andreu Bosc, natural de la Vila de Perpinya, editado por Lacavalleria en la misma ciudad en 1628, se manifiesta la preocupación por el deterioro de la lengua catalana. Esta degradación, a juicio de Bosc, se debía en gran parte a la penetración de idiomas de las naciones vecinas: Castilla, Francia y Valencia. Así, mientras que la Cerdeña y el Rosellón se influenciaban de la lengua “vehina francesa”, en la parte sur de Cataluña sucedía lo mismo con la lengua valenciana: “com se veu tambe en Tortora, (Tortosa) que pren de la valenciana”.

La valencianización, aunque no tan intensa también afectaba a todo el territorio del condado de Cataluña.
En su razonamiento sobre “la lengua cathalana”, Bosc denuncia los préstamos léxicos del valenciano, aragonés y francés: “De manera que tanto con la mezcla de dichas lenguas (latina, árabe, etc.), como también con las de las naciones vecinas: Valencia, Aragón y Francia, han formado en algunas partes (de Cataluña) una lengua extraordinaria; dejando la materna (catalana) que ya muchos no tiene buena satisfacción, de hablar ni escribir con ella, y lo peor es que…” (Bosc, Summari, p. 23).
de R. G. Moya)- 
 
Pujol, Fuster
 
En la actualidad el pancatalanismo está muy arraigado en Valencia, pues desde principios de los 80 del siglo XX el dialecto catalán está presente en las escuelas y universidades valencianas merced a la intervención del ultraderechista catalán Jordi Pujol con pactos primero con el PSOE y más tarde con el PP a cambio de apoyos políticos desde Cataluña que permitieron la creación en Valencia del ente pancatalanista AVL (academia valenciana de la lengua catalana) y es la causa de que las personas de sesenta años hasta los jóvenes actuales estén “catalanizados” y totalmente convencidos de que las teorías pancatalanas son la única verdad, pese a no ser más que una opinión, sin ninguna base científica.   
                   
AVL, prescriptivismo lingüístico

 

                 
Jordi Pujol, AVL, Zaplana

 

Camps, Pujol
 
 
La importancia de Jordi Pujol en la pancatalanisación del Reino de Valencia es muy grande, pues su plan de catalanizar Valencia y Mallorca es un plan maquiavélicamente urdido incluso antes de su intervención directa en la política de los partidos PSOE y PP, pues dos décadas antes ya preparó el terreno al pancatalanismo comprando a editores como Eliseu Climent. 
La Generalitat de Cataluña suma desde 1984 más de 250 subvenciones al conjunto de entidades que encabeza Eliseu Climent.
 
 
 
Eliseu Climent y Pujol
Eliseu Climent y Pujol

 

Según un informe de la Guardia Civil, diversas fundaciones vinculadas a Climent recibieron más de 15 millones de euros de la Administración autonómica catalana entre 2002 y 2009 en concepto de subvenciones. Algunas de estas subvenciones podrían haber sido concedidas de forma irregular.  
 
 
y escritores valencianos corruptos que cambiaron de opinión al son del dinero en forma de publicaciones y premios suculentos por parte de entidades catalanas cómo Sanchis Guarner y el ex falangista Joan Fuster o cantautores mediocres como Ovidi Montllor, Raimon o El Botifarra (será butifarra catalana) que gracias al pancatalanismo y en concreto a la generalidad catalana han podido vivir de conciertos y premios de entidades catalanistas, y podemos afirmar sin temor a equivocarnos, que por sus propios méritos cómo cantantes no podrían dedicarse a la canción sin pasar hambre o sin tener que trabajar en otras cosas como la recolección de la naranja, por ejemplo.
 
colaboracionista Raimon al recibir el Premi d´Honor de les Lletres Catalanes
 
El colaboracionista Raimon al recibir el Premi d´Honor de les Lletres Catalanes
¡Más dinerito y a vivir que son dos días!

Más dinerito y vivir que son dos días

 

EL SECTARISME INSTITUCIONAL CONTINUA

La Conselleria d'Educació ha llançat una convocatòria d'ajudes a la «promoció de la cultura popular valenciana».
Si gasteu el castellà, el català, l'esperanto o el grec, podreu rebre les ajudes. Pero si gasteu la llengua valenciana segons les normes de la RACV, quedareu fòra.
(Óscar Rueda)

 

cultura valenciana

 

Si no eres partidario del pancatalanismo no te subvencionan y no triunfas en la vida, de ahí que tantos escritores y cantautores sean colaboracionistas de ese pancatalanismo disfrazado de “legalidad” que está sustituyendo el valenciano por el catalán a marchas forzadas desde hace años con el beneplácito del gobierno de España que se lava las manos como Pilatos.
 
 
AVL = IEC, valencià, català

 ¿FIN?